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Umbria: acque e antichi mulini

UMBRIA: ACQUE E ANTICHI MULINI

AAVV

CIESSEGI EDITRICE, 2007

 

SULLE RIVE DELLA MEMORIA

 

Un’accurata monografia ricostruisce la storia, la funzione e l’anima degli antichi mulini ad acqua dell’Umbria. Un’occasione per riscoprire e recuperare affascinanti sentinelle dell’autentica vita rurale.


Sentinelle del modo di produrre di un tempo, baluardi di un’economia che non c’è più, espressione della tecnologia del passato, modelli d’architettura delle campagne umbre. Dategli la definizione che volete, perché alla fine andranno bene tutte. Gli antichi mulini disseminati un po’ ovunque ci sia un corso d’acqua sono l’espressione più vera della “rivoluzione industriale” dell’Umbria in tempi che forse non ci appartengono più, ma di cui ognuno è chiamato ad essere geloso custode. Dire quanti sono è praticamente impossibile, perché ad oggi non c’è un censimento certo, ma si può arrivare probabilmente ad almeno cinquemila. Un numero impressionante, ma forse neppure tanto se si considera che nei secoli trascorsi erano il sistema più diffuso per produrre farina piuttosto che carta o biancosanto. Ad accendere i riflettori su queste strutture, spesso pregevolissime o in stato di abbandono, è stata l’associazione “I Mulini dell’Anima”, che ha provato a sollevare rovi sviluppatisi a dismisura e a percorrere le sponde dei corsi d’acqua dell’Umbria per comprendere in che misura i mulini sono presenti sul territorio e quali testimonianze sono ancora in grado di darci. Lo studio su alcune di queste strutture ha dato vita alla pubblicazione “Umbria: acque e antichi mulini” edito dalla Ciessegi Editrice per conto dell’Assessorato all’Agricoltura e Foreste della Regione Umbria.

 

Perchè "I mulini dell'anima"?

“In ognuno dei mulini ad acqua, che qua e là punteggiano l’Umbria come altrettanti tesori nascosti, c’è un’anima – afferma Remo Rossi – è quella della storia antropologica, sociale ed economica, ma anche architettonica e monumentale, oltre che dell’assetto urbano e idraulico del territorio sul quale erano insediati, dove essi furono, ognuno, punto di sutura della ragnatela degli interessi locali. Tutto ciò ha reso gli antichi mulini ad acqua luoghi privilegiati nei quali nuove attività, di carattere museale o di ospitalità turistica, vengono sostenute dalla sensibilità culturale, e perciò dal sentimento, di coloro che il mulino hanno ereditato, oppure sono riusciti ad acquistarlo. Spesso vi si svolgono anche attività specifiche collegate alla vendita dei prodotti dell’agricoltura e in qualche caso vi è rimasta in funzione l’attività molitoria. Qualche volta, come quando alcuni artisti ne abitano i locali che un tempo erano i magazzini, gli antichi edifici sono divenuti veri e propri “atelier”, dove costoro vivono, lavorano"

 

La monografia

In oltre sessanta pagine schede ed immagini conducono per mano nella scoperta di alcuni tra i più bei mulini ad acqua umbri. Un percorso evidentemente non esaustivo, ammoniscono gli autori, ma quanto basta per far comprendere che i primi esiti della ricerca valgono la pena di indagare. “Non si tratta infatti soltanto di far riemergere ciò che stava rischiando di scomparire – ammette Roberto Petasecca Donati – quanto invece di ipotizzare nuove e possibili ipotesi d’adattamento e di sviluppo per tutto quello che tuttora esiste in questo campo: strutture, strumenti, antichi saperi e progetti da attuare per l’immediato futuro. I mulini ad acqua funzionano tuttora come veri e propri segnali situati all’interno di uno dei molteplici micro-territori che caratterizzano, nel suo assetto idrogeologico, nel suo paesaggio, nella sua storia economica e politica questa nostra regione. Si tratta, è vero, di aspetti appartenenti tuttora alla sua morfologia fisica, come quello di un passo montano, di una pianura o del profilo di un colle, oppure che sono ascrivibili a strutture edificate come un’abbazia, un castello, una torre colombaia o un villaggio delimitato da mura, i quali contribuiscono all’identità paesaggistica, ma anche economica e culturale dell’Umbria”. Agli antichi mulini, visti in chiave di valorizzazione turistica, vanno aggiunte però le suggestioni derivanti dalla presenza dell’acqua la quale, nel caso dell’Umbria, non è un elemento secondario. Né tantomeno irrilevante nei confronti di ambienti naturali che hanno sempre più la necessità di mantenerla e utilizzarla.

 

Recensione tratta da Fuaiè Revue, a cura di Giovanni Bosi

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I borghi dell'Umbria: Baschi

I BORGHI DELL'UMBRIA

Scorci di paesaggio, angoli insoliti, vicoli, piazze, fontane...Una serie di gallerie con le foto più belle, per raccontarvi i borghi dell'Umbria.

 

BASCHI

L’antica Roma lungo le rive del Tevere

 

Il territorio di Baschi fa parte del Parco Regionale Fluviale del Tevere, un’area in cui il corso del fiume ha segnato la storia e creato piccole meraviglie paesaggistiche.

A Baschi è ancora possibile visitare un vero porto fluviale di epoca romana, oltre alle chiese e ai palazzi del centro storico,  tra cui la Chiesa di San Niccolò (sec XVI), costruita sulle rovine di un antico tempio, e il Santuario della Pasquarella, risalente al medioevo.

Nei dintorni del borgo è stata avviata un’importante attività di scavi archeologici: la frazione di Scoppieto, sulla sponda sinistra del fiume Tevere, fu sede, in epoca romana, di un insediamento e di una fiorente attività manifatturiera. E’ stato documentato che le ceramiche, i vasi e gli oggetti prodotti in tale sede furono poi ampiamente diffusi in tutto il territorio circostante. Allo scopo di mantenere viva l’attenzione su questo  importante sito archeologico, nel centro di Baschi è stato istituito un Antiquarium, mentre a Scoppieto continuano gli scavi alla ricerca di reperti più antichi.

 

Per ulteriori informazioni: www.comune.baschi.tr.it

 

Autore: Francesca Mattonelli

Fotografie: Archivio Archi's

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