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Suona Visioni di Valeria Pierini

SUONA VISIONI

 

Valeria Pierini, giovane fotografa di Bastia Umbra, ci racconta la sua passione per la fotografia e presenta il suo ultimo progetto, “Suonavisioni”, legato al mondo della musica in Umbria. Tra sale prove, piatti, pedaliere e microfoni, una commistione di stili e di suoni inattesi si rende viva e assume una nuova luce in “Suona Visioni”: una mostra fotografica, e non solo. Prende vita un vero e proprio laboratorio creativo, che ruota intorno alla produzione musicale della scena underground perugina.


Ma lasciamo che sia lei a spiegarci  “Suonavisioni”:


Ho scelto di "insediarmi" nella sala prove di alcune band per lasciarmi ispirare dalla loro musica e per poter cogliere al meglio le caratteristiche di ognuna e per immortalare espressioni che da un palco non emergerebbero.

Da qui il titolo, scelto proprio perché ho catturato la musica di ogni band nel suo nascere, in prospettiva verso il divenire canzone-pezzo: da suonare su un palco o essere incisa su CD.

 

 

Perché la fotografia?


La fotografia è la realtà che non ti aspetti. E' un disegno fatto con la luce e i suoi soggetti, le sue linee, sono soggetti del reale, più o meno vicini al nostro modo di vivere. E' per questo secondo me che spesso la fotografia attrae coloro che la guardano più di un disegno o una pittura.

 

 

In che modo, in “Suonavisioni”, metti in relazione la musica all’immagine?


Cercando di evincere tramite le immagini stesse il rapporto semiotico che c'è tra i soggetti ritratti, la loro musica e il concept che soggiace al lavoro che mi viene richiesto.

 



In musica i generi definiscono, modellano, e talvolta ingabbiano la creatività dell’artista: succede anche in fotografia?


Le gabbie le creano le persone. Dalle gabbie non si esce.
Io più che ingabbiare preferisco usare i generi per avere un'idea di base dalla quale partire.
Portando come esempio il mio lavoro tendo a precisare che seguo due linee: da un lato, quella appena descritta sopra che ha come fulcro la musica, in cui metto in scena qualcosa che si sente.
La seconda parte del mio lavoro è concettuale, convoglia nelle foto il mio rapporto con il reale.
E' una sintesi che si esplica di volta in volta in maniera più o meno intimista.
Per quanto riguarda il fatto di rimanere ingabbiati credo che dipenda da quello che capita alla carriera di ognuno, dalle scelte che si fanno, il più delle volte si rimane ingabbiati per ignoranza o per soggiacere a logiche di mercato. Questo implica la perdita della naturale evoluzione che secondo me ognuno dovrebbe affrontare per trovare la sua strada. Poi ci sta che arrivati ad un punto si possa pensare: "occhei io fotografo le montagne verdi", se è una scelta consapevole va bene. E' un discorso di onestà intellettuale e personale in primis.

 

 

Per te esiste una separazione tra fotografia come arte e fotografia come professione?


Un fotografo scatta un artista che usa la fotografia pensa e mette in scena ciò che sente. Come del resto tutti gli artisti.
Avere una macchina fotografica non ti rende un fotografo e tanto meno artista.
Per essere un fotografo devi usare la tecnica per rappresentare quello che vuoi. Rimango dell'idea che una foto può essere fatta benissimo e non dire nulla. Ergo è una mera riproduzione tecnica. Ci si avvicina ad un’ opera fotografica se questa immagine parla, provoca, comunica, fa quello che tendenzialmente fanno le opere d'arte.
Un fotografo artista ha dei sostrati nel suo lavoro che vanno a toccare aspetti estetici estatici e patemici che vanno al di là della mera rappresentazione da reportage o di cronaca.


Nell’era dei social network, la fotografia sta diventando un mezzo sempre più “popolare” e accessibile: anche nel mondo della musica, gli artisti emergenti si affidano spesso a fotografi e designer improvvisati. Come ti immagini il futuro dei professionisti del settore?


Ognuno per se e gli dei per tutti. (Ride n.d.r.)
Qui siamo tutti amici di amici, siamo tutti artisti, tutti lì a caricare i nostri lavori, le nostre canzoni...
Manca una cosa: “quagliare”, fare vedere che siamo capaci anche fuori dallo schermo. Manca unire le forze e dire: "ah, sei un fotografo, un musicista, un'artista? Bene, vediamo che sai fare, collaboriamo?" Siamo tutti un branco di cinici e nichilisti il più delle volte inconsapevoli di ciò...(non che i cinici e i nichilisti mi stiano antipatici eh per carità!)
Il futuro onestamente non lo vedo, non è che penso che non ci sia, ma non so immaginarlo perché è profondamente personale, dipende da ogni singolo.
Io non posso avere il futuro di un altro fotografo a meno che non ci troviamo a percorrere la stessa strada professionale, e anche lì non c'è da star sicuri.
Certo con questa evoluzione del digitale siamo tutti fotografi, ma improvvisarsi è diverso dallo studiare e dal conoscere ciò di cui si parla... si tende a tagliare le spese superflue e i fotografi risultano spesso tra questi tagli perché spesso il lavoro di chi è veramente competente e conosce la materia viene grandemente sottovalutato.

 


Fotografa, organizzatrice di eventi, musicista: attività che ti rendono partecipe di un mondo a molti sconosciuto. Cosa c’è da sapere sulla scena underground perugina?


C'è un sacco di gente in gamba, che si fa in quattro per creare qualcosa alla quale viene dato poco spazio. Sempre per due motivi: ignoranza e numeri. E qui ho detto una cosa che sanno tutti.
Poi certo se devo dirti che ne penso di tutti questi bravi creativi che vuoi che ti dica? Che la bellezza salverà il mondo? Che l'underground è pieno di gente figa? Si, "la bellezza salverà il mondo e l'underground è pieno di gente figa".

 

Sito web di Valeria Pierini

Fotografie di Valeria Pierini

Intervista a Valeria Pierini a cura di Francesca Mattonelli

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Il Palio de San Michele a Bastia Umbra

BASTIA UMBRA

OMAGGIO A SAN MICHELE

 

Il “Palio de San Michele” nasce nel 1962 da un’idea di alcuni giovani nell’ambito delle manifestazioni culturali e folkloristiche per onorare San Michele Arcangelo, patrono della città. Una festa nata per caso, ma che ancora oggi significa entusiasmo e fantasia e che ha avuto una costante crescita di qualità, d’interesse e di partecipazione. Il Palio è una sfida fra i quattro Rioni in cui è suddivisa la città (Moncioveta, Portella, S. Angelo e S. Rocco) che si affrontano su tre prove: sfilata, giochi e lizza. La Sfilata è uno spettacolo in cui scenografie mobili e fisse, teatro, mimo, musica, danza, costumi ed effetti speciali si fondono in un “unicum” che non ha riscontri in nessun’altra festa italiana. I Giochi consistono in una competizione ludico-sportiva in cui i Rioni si affrontano su quattro prove mettendo in campo i propri rappresentanti più abili e prestanti. La Lizza è una staffetta che quattro atleti per ciascun Rione disputano nella lunga piazza centrale della città. Una festa giovane, che non ha niente da invidiare alle svariate rievocazioni storiche famose nella nostra regione: le sfilate e le competizioni risultano, ogni anno, una straordinaria manifestazione della creatività, della passione e dell’inventiva dei ragazzi bastioli. Si vive il Palio anche visitando le taverne, allesiste ai quattro angoli della cittadina, dove ogni sera si può cenare, ballare, o lasciarsi contagiare dalla vitalità e dall’allegria degli organizzatori.

 

Palio de San Michele

www.paliodesanmichele.it

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