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L’Umbria nella letteratura di viaggio

L'UMBRIA NELLA LETTERATURA DI VIAGGIO

 

Il turista guarda… il visitatore osserva, assapora e tramanda


 

I più begli aspetti dell’Italia sono riuniti in questa meravigliosa Umbria come per il favore di un artista supremo. E’ più irregolare della Lombardia e della Romagna, meno arida e meno calpestata di civiltà della Toscana, più viva e più gaia del paesaggio romano, più fresca infine e più sana per il corpo e per l’anima della voluttuosa Campania. E’ grandiosa e dolce; è il soave austero realizzato.

 

Il viaggio è un tema universale nella letteratura; da quello interiore dei romanzi di formazione, a quello allegorico di Dante nella Divina Commedia, a quello pieno di insidie di Ulisse fino al viaggio per antonomasia che è la vita. Poi c’è il libro di viaggio che non è una giuda turistica perché non ha il rigore della guida, ma è emozione, avventura, senso della scoperta al di la della registrazione di dati.  

I  più celebri reportages di viaggio della storia sono il “Milione” di Marco Polo e la “Scalata al Monte Ventoso” di Francesco Petrarca.  

 

La terra degli Umbri fu sempre fonte  d’ispirazione per chi ha scritto dei libri di viaggio perché sa offrire una pluralità di significati: la natura, la storia, la religiosità, l’arte, la cultura e perché no, il folclore, la gastronomia, lo svago.

Per questo la regola del viaggiatore dovrebbe essere quella del grande mistico di Assisi che ha tanto amato la sua Umbria: donarsi completamente. E’ un dono che arricchisce.

 

In Umbria il turista  e il residente possono respirare il profumo di storia, arte e cultura che emana non solo dai monumenti ma anche da ogni borgo e pregare negli stessi luoghi dove c’era stato un suo avo per chiedere forse le stesse cose.

 

Il turista che decide di visitare l’Umbria deve come prima cosa “non avere fretta, camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno” questo è il consiglio che Henry James diede al visitatore nel suo reportage di viaggio “ore italiane”. Il turista del nuovo millennio può raccogliere il consiglio e rivolgere ovunque lo sguardo sapendo che ogni angolo di città, ogni frammento di campagna, ogni vicolo e stradina conservano in se una storia millenaria. Edith Wharton  ci ricorda che in Umbria “il primo piano è proprietà delle guide turistiche, lo sfondo appartiene al vagabondo, al sognatore, allo studioso serio”.  Il turista distratto potrà vedere solo il primo piano, mentre solo il turista veramente interessato saprà cogliere lo sfondo e con esso tutti i piccoli e grandi dettagli che gli faranno gustare il sapore antico ed altrettanto attuale della regione verde.

 

Lo scrittore francese Renè Schneider ci ricorda che l’anima dell’Umbria “è sparsa nei villaggi, dorme nelle vecchie pietre dei monumenti, è fissata per sempre nei quadri e negli affreschi dei maestri umbri”. “La guerra e l’amore l’hanno raccolta in se; storici,psicologi,drammaturghi vi troverebbero una ricca messe”

“l’Umbria è la vera patria dell’anima e ciascuno può scegliervi a suo gradimento ciò che gli piace. Le sue montagne sono maestose senza essere selvagge, la valle fertile, ridente senza sdolcinature. La bagnano di frescura e di fecondità fiumi gloriosi e poetici: il Clitunno caro agli armenti virgiliani, il Topino cantato da Dante, il Tevere che va passeggiando dietro queste colline in interminabili meandri. Su tutto una luce smorzata, dolcissima, senza l’intensità abbagliante di Napoli, senza le brume troppo frequenti dei laghi lombardi e di Venezia, senza la polvere delle pianure dell’Emilia e in estate, quando Milano, Firenze e Roma ansimano sotto il sole implacabile, qui si fa a gara a godersi il fresco.”

 

 

 

Autore: Matteo Morrone Berlingò

Fotografie: Archivio Archis, Archivio Regione Umbria

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