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la valle umbra.

LA VALLE UMBRA

 

“Nihil jucundius vidi valle mea spoletana” (“nulla vidi  di più gioioso della mia valle spoletana”).  San Francesco.


 

Un lembo del territorio umbro che tanto affascinò e affascina i letterati di viaggio è certamente la valle umbra. "Vaga pianura” “valle amena” “piano bello e fruttifero” “valle felicissima” “giardino multicolore a quadri”, “ridente senza sdolcinature” questi sono alcuni degli appellativi con cui venne definita la Valle Umbra dalla letteratura.

 

Il termine "umbra” è stato impiegato per la prima volta solo nel 1606 dal folignate Francesco Jacobilli. Questo territorio fino a quel momento era stato chiamato valle spoletina per la centralità che Spoleto ha assunto storicamente nei confronti dei territori circostanti. Forse per questo che lo scrittore folignate con una punta di campanilismo volle chiamare la valle con un termine collettivo. Col tempo prevalse l’espressione “Valle Umbra” ed oggi è questa la locuzione che generalmente viene usata nelle guide turistiche e nel linguaggio comune, anche se ancora oggi alcuni con un sofisticato spirito retrò continuano a chiamarla valle spoletina.

 

Leandro Alberti, umanista rinascimentale nella sua “Descrittione di tutta Italia" ci ricorda “i fruttiferi campi,ornati di diversi ordini d’alberi dalle viti accompagnati, con molti ruscelletti di chiare acque” “moltitudini di olivi” “buoni vini et altri frutti” ed osserva la ricchezza di “grano ed altre biade” ed il suo contemporaneo Torriani non manca di segnalare la presenza di castelli, ville e casolari che arricchiscono il paesaggio bucolico. I due scrittori visitarono la valle e ne dettero una caratterizzazione prettamente agreste che seppur con alterne vicende rimarrà presente fino a tempi non lontani, fino ai nostri giorni.

Tobias Smollet, scrittore scozzese che passò per la  Valle Umbra, così descrive la valle e il fiume che la attraversa: «... La strada tra Spoleto e Foligno è buona e attraversa una pianura incantevole, ben coltivata e che abbonda d’olio, vino, grano e bestiame; essa è irrigata dal pastoral fiume Clitunno che nasce da una roccia presso la strada maestra e scorre in due o tre ruscelli separati...».

 

Da Perugia si possono ammirare dei bellissimi panorami che  si affacciano sulla valle la cui vista colpì molto Renè Schneider: “dalla base di questo bastione scende dolcemente in poggi ondulati verso la piana del Tevere. Più lontano, su un contrafforte del Subasio, che con la sua cima domina l’orizzonte, c’è Assisi, bianca come una città orientale. Più in basso, nella valle la massa grigia e la cupola di Santa Maria degli Angeli segnano il luogo della Porziuncola. Ancora più in basso Bastia sembra vigilare sulle ricche colture circostanti. Seguendo la curva dell’Appennino ecco Spello, piccola e fiera su una collina, Foligno largamente distesa, Montefalco come un pan di zucchero, Trevi come una stoffa bianca che asciuga al sole, e infine la Rocca di Spoleto”. “Perugia stellata proietta un altro raggio verso la grande valle umbra: così mostra Assisi, come la stella dei magi mostrava Betlemme.”

 

Questa è l’umbria "a more eloquent green".

 

Nella letteratura romana è presente il poeta umbro Sesto Aurelio Properzio, il quale descrive la sua terra come“un paese fertile dalle campagne laute” L’ aedo dichiara di essere nato “dalla parte in cui l’umida Mevania (Bevagna) si vela di brume in fondo a una pianura” “dove d’estate il lago d’Umbria-il Clitunno-abbonda di tiepide acque” “dove sull’altura scoscesa si innalza un muro”.

A che città si riferisce: Assisi o Spello? da quanto affiora nei suoi versi potrebbero essere entrambe.  Sia Asisium che Hispellum hanno un’ubicazione di forma scoscesa e sono vicino a Bevagna. Inoltre vi sono due tradizioni differenti l’una che vede il poeta classico come spellino, l’altra come assisano. A prescindere dalla città d’origine comunque quello che conta è che il poeta ha molto amato la sua terra e che l’immagine dei luoghi in cui ha trascorso l’infanzia gli è rimasta negl’occhi ed è passata nei suoi versi. La magia della valle umbra è questa: offrire città diverse, con storie e tradizioni diverse, accomunate però da un paesaggio comune. D’altro canto il grande Giulio Cesare dona a Hispellum il suo nome definendola splendidissima città Julia, mentre Ottaviano Augusto onorò Perugia col termine augusta.

 

I due più grandi statisti romani vollero onorare col proprio nome queste belle e ridenti città.

 

 

 

Autore: Matteo Morrone Berlingò

Fotografie: Archivio Archis, Archivio Regione Umbria

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