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Platero e io: presentazione dell'opera teatrale di Luciano Falcinelli

PLATERO E IO

...la parola diventa musica, la musica diventa parola, l'immagine diventa poesia...

 

Avvertimento agli uomini che leggono questo libro per bambini

 

            “Questo piccolo libro dove l'allegria e la tristezza son gemelle, come le orecchie di Platero, fu scritto per... chissà per chi!... per quelli per i quali noi poeti lirici scriviamo... Adesso che va ai bambini non ci aggiungo né tolgo una virgola. «Dovunque ci sono bambini – dice Novalis – esiste un'età d'oro». Dunque a questa età d'oro, che è come un'isola spirituale caduta dal cielo, si volge il cuore del poeta e ci si trova così bene che il suo più gran desiderio sarebbe di non doverla mai più abbandonare.

            Isola di grazia, di freschezza e felicità, età d'oro dei bambini: ti possa trovar sempre nella mia vita, mare di dolore: e la tua brezza mi dia la sua lira, alta e, a volte, senza senso, come il gorgheggio dell'allodola nel sole bianco dell'alba.”

 

Madrid 1914, Il poeta” Juan Ramon Jimenez

 

Platero e io è un'opera dolcissima, piena di colori e di luci, un'elegia leggera che narra la storia dell'amicizia, della solidarietà fra l'uomo e l'animale, compagni di viaggi, scorrerie, ricordi, riflessioni. Dice Carlo Bo nella sua prefazione: Platero è l'asino più famoso della poesia del Novecento. Quest'opera scritta nell'arco di molti anni, dal 1907 al 1916, è il ritratto interiore di un lirico che aveva fatto della continua interrogazione della vita e del mondo la sua regola. Più che di un monologo poetico, si tratta di un dialogo tra il poeta e la natura. Il poeta si serve dell'asino per entrare nel mondo della natura e conoscere la natura dell'uomo, a cominciare da se stesso. Quello del poeta è un cuore in ascolto, un cuore che preferisce giuocare per sensazioni minime o elementari e ignora il grido, la violenza e il disordine.

 

L'asinello Platero, così simile a noi, straordinario e dolcissimo amico, all'apparenza un giuocattolo, è in realtà un educatore, per lo meno un rammentatore della dignità e della funzione dell'uomo.

 

Si tratta di una favola, sì, ma una favola che si nutre soltanto e specialmente di realtà e di conoscenza dell'uomo. Juan Ramon Jimenez ha voluto soprattutto guardare l'uomo nella sua eternità, l'uomo senza qualità, sia che parli dall'alto, sia che parli la lingua degli umili, di cui Platero resta il simbolo per eccellenza, così vero, così rassicurante.

 

Le musiche di Eduardo Sainz de la Maza, compositore spagnolo nato a Burgos nel 1903 e morto a Barcellona nel 1982, furono scritte ispirandosi direttamente all'opera di Jimenez. Platero y yo è una suite composta da otto movimenti ciascuno dei quali basato su uno dei piccoli racconti del libro; la si potrebbe definire vera e propria musica descrittiva, a programma. Ma nelle note di quest'opera musicale, è racchiusa tutta l'essenza di Platero e io, nella sua interezza, al di là quindi dei singoli otto racconti; vi è racchiusa l'anima di Platero, lo spirito andaluso della sua terra, Moguer, la vita del poeta. A differenza dell'omonima opera di Castelnuovo Tedesco, che scrivendo un melologo, si è curato di riportare il testo  direttamente sulla musica, fissando rigidamente tempi e durata di ogni singola parola, Sainz de la Maza si limita a citare il brano a cui fa riferimento, come incipit didascalico, all'inizio di ogni movimento. Proprio in virtù di questo legame non vincolante con il testo, ci siamo presi la libertà di adattare la musica al testo, e viceversa, usando la musica per colorare e arricchire di suoni e di emozioni tutto il racconto. In effetti nelle musiche di Sainz de la Maza, a differenza di quelle di Castelnuovo Tedesco, si ascolta il suono inconfondibile della Spagna andalusa che fa da sfondo, illuminandola di suoni, alla bellissima storia di Platero.

 

Platero e io è uno spettacolo di teatro, musica e immagini, in cui il testo teatrale si fa musica, la musica evoca immagini, le immagini diventano poesia, per toccare le emozioni più profonde, quelle che ci accomunano e ci rendono umani.

 

La realizzazione dell’opera teatrale è ad opera di un gruppo di artisti e musicisti umbri: l’illustratrice Chiara Cardini, che ha realizzato molteplici e importanti serie TV e film d’animazione tra cui “La Gabbianella e il Gatto”, il chitarrista Sandro Lazzeri, direttore stabile  della Guitar Project Orchestra e maestro di chitarra, e l’attore e musicista Luca Tironzelli, che dal 2004 collabora con Luciano Falcinelli nella realizzazione di vari spettacoli teatrali ricevendo un grande consenso di pubblico.

 

Testo teatrale di Luciano Falcinelli tratto da “Platero y yo” di Juan Ramon Jimenez

Musiche: Eduardo Sainz de la Maza

Disegni: Chiara Cardini

Regia: Luciano Falcinelli

Attore: Luca Tironzelli

Chitarra: Sandro Lazzeri

 

CONTATTI e INFORMAZIONI      

 

Luca Tironzelli 340 530 76 60                                                 

Sandro Lazzeri 328 873 76 58

 lucatironzelli@hotmail.com

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Carmentano Nicola
28-06-2010 17:19
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Gubbio No Borders

GUBBIO NO BORDERS FESTIVAL


La città dei Ceri ospita  uno degli appuntamenti  multi Jazz più esclusivi  ed interessanti a livello nazionale. Dall’11 al 26 agosto nelle location esclusive della città si rinnova la magia del Gubbio No Borders.

 

Jazz. Questa parola inglese di incerta etimologia, cromosomaticamente black che fluisce su costanti di tempi binari, modali, poliritmici, libera dal contrappunto e nel linguaggio, da 8 anni sparge tutto il suo happy mood nelle piazze e nei siti pregni di fascinosa storia della Vetusta Eugubio dei “boni homines”, propagando le sue molteplici sonanti policromie tra Piazza Bosone, Piazza Grande, San Francesco, il Teatro Romano tanto caro a Gneo Satrio di Rufo e in altre location uniche. Sì, perché il Gubbio No Borders ha macinato il tempo in lenta fretta, senza tanti autoclamori iniziali o strombazzamenti di sorta. Con un sapiente cocktail di passione, professionalità e acume proiettate nel futuro si è conquistata una grande porzione di lotto nella Main Scene Jazz per qualità, eterogeneità di stili, inventiva e straordinarietà di ambientazione.

 

Uno degli appuntamenti multi Jazz più esclusivi e interessanti a livello nazionale che l’alta estate possa regalare. Il Gubbio No Borders Italian Jazz Festival è qui, un festival che per l’appunto “sborda” dall’abitudinario standard, abbinando nell’unicità sofisticata la proposta-spettacolo con tutte quelle forme artistico-teatralmusicanti d’arricchimento di prim’ordine nella rappresentazione parlata della satira e teatro, nelle contaminazioni Blues, Rock, Folk o simili, oppure con inserts autorali del mondo del cinema-pensiero, che con la loro verve e ritmica prorompente hanno parallelismi d’arte con il moto sincopato, con il cool sincronico e meraviglioso del pazzo Jazz Sound of Life. Se questo è il sogno realizzato, onore alla mente che l’ha imbastito: Massimo Manzi, direttore artistico e High Drummer di fama internazionale nel jazz set, e Luigi Filippini, presidente dell’Associazione Culturale “No Borders Festival” e direttore organizzativo del festival, capaci di aver fabbricato un “motus cult” grazie al quale questa splendida città adagiata ai piedi del Monte Ingino, universalmente famosa per la mitica Corsa dei Ceri, si sia calato in quel fremito boppers impaziente del vasto pubblico che ogni anno si quadruplica nel numero e nell’aspettativa. Una specie di must meet, un “I Love Jazz” collettivo che aspetta questo evento per poter pacificamente prendere possesso della città, invaderla come già fece Desiderio, re dei Longobardi, colonizzandola per pochi giorni a suon di applausi, ingrassando a emozioni da tanto cool wind.

 

Un festival che riempie gli occhi, l’udito e l’anima, un modo eccelso di riassaggiare old moods e gustare nuovi swing, dove si riacquistano memorie e si scoprono visibilità attuali, una formula piena di tutto, dentro la quale batte anche un cuore solidale, a piombo con la genesi del Jazz, con le sue origini poor e di frontiera.  L’edizione 2010, spalmata come sempre su un cartellone brillante, si tiene dall'11 al 26 agosto, e se anche saranno giorni di caldo, il fresco e frizzante cool di queste serate che vi aspettano al No Borders Festival rinfrancheranno di risate, cultura e tantissimo ritmo, e grazie al suo sorprendente stato di forma rafforzerà ulteriormente la convinzione che il Jazz non è morto affatto.

 

Quella esplosione della musica nera americana che all’inizio del secolo scorso ha sconvolto la storia dell’arte è sempre viva. Quell’immenso fiume musicale, partito da New Orleans, ha ricevuto numerosi affluenti e arriva oggi al delta. Le sue grandi correnti si sono disperse in innumerevoli ramificazioni. In questo mondo privo di divisioni, cosmopolita e multicolore, i suoi capofila sono scomparsi. Hanno lasciato spazio ad una splendida varietà di pratiche individuali, tutte sorrette da quello slancio che negli anni Trenta si chiamava swing e che, pur assumendo un’infinità di volti, non ha perso nulla della sua forza. Ed è grazie a festival come questo che possiamo bagnarci ancora in quel fiume free sempre impetuoso, senza sponde, vivo. Benvenuti a Gubbio, città di storia, cultura e tradizioni, Benvenuti al No Borders Italian Jazz Festival, immenso Lighthouse all’aperto, fermento costante di stupori, brividi, risate e swing in caduta libera.

 

Tratto da: Fuaiè Revue

Autore: Massimo Sannella

Fotografie gentilmente concesse da Gubbio Photostudio per Fuaiè Revue

 

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Carmentano Nicola
28-06-2010 17:19
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